
La comunicazione fra impresa e consumatore del settore privato diviene comunicazione fra istituzioni e cittadino, conservando le stesse peculiarità. Quest'ultimo tipo di comunicazione però avviene in una dimensione di pubblica utilità. Inoltre, se l'impresa gestisce male la comunicazione integrata, la perdita di credibilità genera spreco di risorse, diminuzione di profitti o al massimo perdite. Se sono invece le istituzioni a perdere di credibilità è il rapporto con il cittadino ad essere minacciato. In sintesi: è necessario che la teoria e le tecniche della comunicazione pubblica acquisiscano con grande velocità la medesima consapevolezza e capacità di utilizzo di tecniche e strumenti di comunicazione integrata rispetto al mondo delle imprese, tenendo conto di quanto detto nel precedente paragrafo.
Analizzando la comunicazione d'impresa, si possono distinguere quattro aree dal punto di vista strutturale e organizzativo (riassunte in com. interna ed esterna):
La comunicazione integrata s'intende tale in quanto appunto integra i flussi comunicativi operati dalle quattro aree dell'impresa, comprendendoli in un piano unitario e coerente, in cui l'insieme dei messaggi indirizzati a ciascuno dei pubblici di riferimento costituisce un processo organico e organizzativamente presidiato. Questa definizione si applica perfettamente anche a una organizzazione pubblica o istituzionale.
Possiamo distinguere i pubblici esterni da quelli interni. Fra quelli esterni vi sono:
Fra i pubblici interni vi sono:
Le modalità di svolgimento di una campagna di comunicazione pubblica sono molto simili a quelle del settore privato. Distinguiamo gli strumenti di comunicazione diretta dagli strumenti di comunicazione indiretta.
Un quotidiano è una pubblicazione periodica informativa pubblicata ogni giorno.
Con la televisione e la radio costituisce uno dei maggiori strumenti informativi del nostro tempo.
Il nome deriva dall'aggettivo quotidiano, che avviene ogni giorno, riferito alla periodicità.
I quotidiani sono tipicamente stampati su carta di bassa qualità, fino a pochi anni fa esclusivamente in bianco e nero, in grande formato. Attualmente la maggior parte dei quotidiani nazionali utilizza carta stampata a colori oltre che quella in scala di grigi.
Il quotidiano nasce nel '600 in Germania. Il primo quotidiano è la cosiddetta 'Einkommende Zeitung', fondata nel 1650. All'epoca era letto principalmente dai ricchi ed era costituito da notizie di cronaca, economia, politica interna ed estera. Solo dopo qualche secolo, tra l'Ottocento e il Novecento, ci fu un progressivo aumento della diffusione del quotidiano, grazie all'aumento dell'alfabetizzazione e all'industrializzazione che caratterizzò l'epoca. Il giornale si diffuse tra tutta la popolazione nel corso del Novecento, grazie all'avvento della società di massa, ma nel corso degli anni è stato affiancato da altri media,come la radio,la televisione,il cinema e internet.
La diffusione di un quotidiano, così come quelle delle riviste a diversa periodicità, si misura attraverso la somma delle copie vendute, in edicola, su abbonamento o in blocco, e di quelle distribuite gratuitamente. Questo dato, rilevato da Ads, è più indicativo di quello relativo alla tiratura, che registra le copie stampate e che, quindi, include anche quelle non vendute (i resi).
I principali quotidiani italiani a diffusione nazionale sono, in ordine di diffusione (rilevamento Ads da maggio 2005 ad aprile 2006. Dati dichiarati dai rispettivi editori sotto la propria responsabilità):
| Testata | Diffusione media |
|---|---|
| Corriere della Sera | 681.854 |
| La Repubblica | 630.080 |
| La Gazzetta dello Sport | 371.261[1] |
| Il Sole 24 Ore | 343.855 |
| La Stampa | 317.092 |
| Corriere dello Sport-Stadio | 240.647[2] |
| Il Giornale | 214.052 |
| Tuttosport | 113.873[3] |
| Avvenire | 103.203 |
| Libero | 91.289 |
| Italia Oggi | 83.023 |
| Il Mattino | 82.631 |
| L'Unità | 61.492 |
| Il Manifesto | 31.760 |
Ci sono quotidiani che hanno una diffusione solo a livello locale e che trattano in modo più approfondito argomenti di interesse di singole città, province o regioni. Alcune testate diffuse in tutta Italia pubblicano anche edizioni locali, che si differenziano tra loro solo per le pagine dedicate alle notizie locali.
I principali quotidiani italiani a diffusione locale sono, in ordine di diffusione (rilevamento Ads da maggio 2005 ad aprile 2006. Dati dichiarati dai rispettivi editori sotto la propria responsabilità):
| Testata | Regione | Diffusione media |
|---|---|---|
| Il Messaggero | Lazio-Umbria-Marche-Abruzzo-Molise | 233.030 |
| Il Resto del Carlino | Emilia Romagna-Marche | 168.414 |
| La Nazione | Toscana-Umbria-Liguria | 139.063 |
| Il Secolo XIX | Liguria | 113.689 |
| Il Gazzettino | Veneto-Friuli Venezia Giulia | 100.362 |
| Il Mattino | Campania | 88.122 |
| Il Tirreno | Toscana | 83.946 |
| Il Giorno | Lombardia | 69.596 |
| Il Giornale di Sicilia | Sicilia | 67.358 |
| L'Unione Sarda | Sardegna | 63.289 |
| La Sicilia | Sicilia | 60.831 |
| La Nuova Sardegna | Sardegna | 59.832 |
| L'Eco di Bergamo | Lombardia | 56.890 |
| Gazzetta del Sud | Calabria-Sicilia | 54.537 |
| La Gazzetta del Mezzogiorno | Basilicata-Puglia | 54.363 |
| Corriere dell'Umbria | Umbria-Toscana-Lazio | 53.057 |
| Messaggero Veneto - Giornale del Friuli | Friuli Venezia Giulia | 52.567 |
| Il Giornale di Sardegna | Sardegna | 51.335 |
| Dolomiten | Trentino Alto Adige | 51.238 |
| Il Tempo | Lazio | 50.936 |
| Il Giornale di Brescia | Lombardia | 50.240 |
| L'Arena | Veneto | 48.778 |
| Il Piccolo | Friuli Venezia Giulia | 43.589 |
| La Gazzetta di Parma | Emilia Romagna | 43.470 |
| La Provincia | Lombardia | 43.065 |
| Il Giornale di Vicenza | Veneto | 42.396 |
| Alto Adige | Trentino Alto Adige | 37.113 |
| La Gazzetta di Mantova | Lombardia | 35.464 |
| Il Mattino di Padova | Veneto | 31.640 |
| Libertà | Emilia Romagna | 30.202 |
| L'Adige | Trentino Alto Adige | 26.303 |
| Il Centro | Abruzzo | 23.113 |
| La Provincia (di Cremona) | Lombardia | 23.102 |
| La Provincia Pavese | Lombardia | 22.563 |
| Corriere Adriatico | Marche | 20.311 |
| Nuovo Quotidiano di Puglia | Puglia | 19.907 |
| La Tribuna di Treviso | Veneto | 19.402 |
| Il Quotidiano | Basilicata-Calabria | 18.720 |
| Gazzetta di Reggio | Emilia Romagna | 14.441 |
| La Nuova di Venezia e Mestre | Veneto | 12.046 |
| Gazzetta di Modena | Emilia Romagna | 11.961 |
| La Nuova Ferrara | Emilia Romagna | 11.623 |
| Corriere Mercantile | Liguria | 10.285 |
Sono quotidiani editi da partiti politici, che usufruiscono di contributi da parte del Dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri:
Recentemente si stanno diffondendo, almeno nelle grandi città, dei quotidiani distribuiti gratuitamente, spesso chiamati free press (letteralmente "stampa gratuita"), i cui costi sono coperti esclusivamente dagli introiti pubblicitari, ad esempio:
In meno di 10 anni, dal 1995 al 2005, questi quotidiani sono stati introdotti in quasi tutti i paesi europei, ed in altri paesi quali Stati Uniti, Canada, in Sud America, Australia e Asia.
Al 2005 erano presenti quotidiani gratuiti in 36 nazioni; in due nazioni, Germania e Giappone, avevano cessato le pubblicazioni.
A livello mondiale (dati 2005) il leader del mercato, Metro, distribuisce quotidianamente 7 milioni di copie, gli altri editori 22 milioni di copie, per una lettura stimata quotidiana di almeno 45 milioni di persone.
Lo sviluppo tecnologico sta portando, inoltre, ad un progressivo sviluppo di testate giornalistiche a "tiratura" quotidiana prettamente consultabili online.
Questo è possibile in quanto, lo strumento informatico gemellato con la possibilità della diffusione mezzo rete internet, ha reso attuabile la creazione di una fitta maglia comunicativa e divulgativa a stretto contatto con il pubblico lettore.
Da un'indagine ISTAT sui quotidiani online, in Italia nel 2003 erano disponibili 145 titoli online di cui 91 corrispondevano a quotidiani con versione a stampa e 54 erano quotidiani esclusivamente online. Di questi 145 titoli, 122 (84,1%) erano a carattere generalista, mentre 22 (15,2%) erano quotidiani specialistici (economia, sport, scienze, ecc.).
Il primo giornale online sul web e' stata L'Unione Sarda che sin dal 1994 ha pubblicato contenuti regolarmente su Internet.
Esempi di quotidiano, soprattutto locali o specifici di settore, possono essere:
Con l'espressione comunicazione istituzionale si intende quella forma di comunicazione legata all'esigenza di creare un rapporto più diretto tra le istituzioni e i cittadini.
Le qualità principali devono essere:
A tal proposito è stato creato in Italia un elenco di Trenta regole per scrivere in modo efficace un testo informativo da divulgare a livello istituzionale.
Il punto di riferimento per lo sviluppo della comunicazione pubblica è il Salone della comunicazione pubblica che si tiene annualmente a Bologna nella prima settimana di novembre; qui attraverso meeting e conferenze si discutono le nuove prospettive e le nuove modalitá di comunicare, di coinvolgere in modo sempre più attivo il cittadino. Al salone è collegato un portale web attraverso il quale si può accedere agevolmente ai siti di tutti i ministeri italiani.
La finalità di una redazione chiara, corretta e soprattutto armonizzata di atti legislativi e altri documenti ufficiali è perseguita anche dalla Rete di eccellenza dell'italiano istituzionale, creata nel 2005 su iniziativa dei traduttori della Commissione europea.
COMUNICAZIONE PUBBLICA
Intorno al termine comunicazione pubblica sono nate associazioni professionali, si discutono contratti di lavoro, si organizzano convegni e fiere di settore. Eppure si tratta di un termine, come spesso capita nell’ambito della comunicazione, che indica un campo dai confini incerti.
Generalmente vengono utilizzate due diverse strategie di definizione, una più restrittiva, focalizzata sul soggetto della comunicazione, e una più estensiva, focalizzata sull’oggetto.
Secondo la prima strategia, è comunicazione pubblica ogni forma di comunicazione che proviene dalla pubblica amministrazione. In questo caso, l’unico problema è definire i confini del settore pubblico.
Mentre può essere abbastanza semplice stabilire quali soggetti sono “enti pubblici”, in quanto determinati dalla legge, può essere invece difficile allargare la definizione di pubblica amministrazione a tutte le realtà appartenenti al cosiddetto “parastato”. Queste ultime – aziende erogatrici di servizi pubblici, imprese partecipate da capitale pubblico, ecc. – spesso condividono molte più caratteristiche con il settore privato che con quello pubblico, eppure spesso partecipano appieno al sistema degli attori istituzionali della comunicazione pubblica.
Secondo l’altra strategia, il comune denominatore delle diverse forme di comunicazione pubblica è l’oggetto, che consisterebbe nell’interesse generale della materia trattata. In questo caso, sotto l’ombrello di comunicazione pubblica risiedono almeno tre differenti fenomeni, in parte sovrapposti:
In entrambi i casi, si tratta di una definizione molto diversa da quella anglosassone, dove public communication è vista come sinonimo ora di political communication ora di relazioni pubbliche nel senso più largo del tema.
La specificità delle definizione deriva soprattutto dal fatto che in Italia sull’argomento si è avviata una riflessione specifica, al confine tra le scienze della comunicazione, dell’amministrazione, dell’organizzazione e del diritto, che ha portato a sviluppi originali sia sul piano scientifico che su quello pratico.
Tutte queste definizioni, però, non sono sufficienti a cogliere le implicazioni del concetto di comunicazione per la pubblica amministrazione. Una simile riflessione non sarebbe stata possibile senza un collegamento al problema più generale di riforma della macchina amministrativa e di ripensamento del rapporto fra cittadini ed istituzioni.
Le implicazioni di questa riflessione possono essere colte solo se si riconosce dietro al concetto di comunicazione pubblica l’idea di flussi informativi bidirezionali tra cittadini e pubblica amministrazione. Si tratta di un’idea non scontata, specialmente alla luce della storia della pubblica amministrazione in Italia.
La comunicazione pubblica, dunque, si realizza solo laddove c’è un’autentica interazione, a due vie, tra cittadini e Stato. Laddove c’è solo il monologo dell’istituzione pubblica potremo avere uno Stato che comunica, magari nel senso deteriore del termine propaganda, ma non avremo comunicazione pubblica.
Da questa semplice considerazione discende lo stretto collegamento tra comunicazione pubblica e uso delle nuove tecnologie nella pubblica amministrazione – entrambe finalizzate a costruire questi flussi bidirezionali – così come tra queste e i processi di riforma dell’istituzione pubblica volti a migliorarne l’efficienza e l’efficacia in rapporto ai cittadini.